La storia del SASV

Il Soccorso alpino e speleologico del Veneto, servizio regionale del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, è un'associazione di volontari, che interviene 24 ore su 24, tutti i giorni dell'anno, su allertamento del Suem 118, con cui è convenzionato. Per legge, ad esso compete la risoluzione delle emergenze in montagna e in ambiente ostile, con il recupero di persone in difficoltà o infortunate

Da sempre gli abitanti delle montagne sono stati i primi ad aiutarsi e a sostenersi in caso di bisogno, confidando in una solidarietà che è poi diventata il caposaldo del volontariato. Fino al 1900, le strade, dove arrivavano, non portavano turisti nei paesi in quota e i rocciatori erano ancora un pugno di uomini, ma una forma di mutuo soccorso in tutto l'arco delle Alpi e delle Prealpi esisteva già, portato da quanti conoscevano le valli e i sentieri alti perché vi conducevano le bestie al pascolo, perché seguivano le tracce della selvaggina, perché lavoravano nei boschi. Erano loro i primi a partire se qualcuno non rientrava o se arrivava la notizia di un ferito in un dirupo. A Cortina nel 1902 si parlava già di 'Stazioni di salvataggio', nel 1926 nasce a Torino il 'Comitato di soccorso per le disgrazie alpine' e nel 1932 il Club alpino italiano avvia le Stazioni di soccorso di 1° e 2° grado, ma è solo nel 1954, il 4 settembre, che durante una riunione del Cai a Bognanco (VB) vengono istituite le prime 26 Stazioni del Soccorso alpino, delle quali 11 in Veneto: Agordo, Arsiero, Auronzo, Belluno, Cortina d’Ampezzo, Feltre, Padola (poi Val Comelico), Pieve di Cadore, San Vito di Cadore, Sappada, Schio e Valdagno. Il 12 dicembre 1954, a Clusone (BG), trasforma la Commissione soccorsi Alpini in una Direzione del CSA (Corpo di Soccorso Alpino) che raccoglie in un’unica organizzazione tutte le strutture esistenti. Viene nominato Direttore Scipio Stenico. Vengono istituite le prime Delegazioni, là dove il soccorso alpino aveva assunto forme più organizzate, ed in particolare quelle di Tarvisio (UD), Belluno, Trento, Edolo (BS), Bergamo, Sondrio, Borgosesia (VC), Aosta e Domodossola (Verbano-Cusio-Ossola). Nel 1969 l’allora presidente della Repubblica Giuseppe Saragat conferì al Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico la medaglia d’oro al valor civile. Oggi il Soccorso alpino e speleologico del Veneto conta tre Delegazioni, II Dolomiti Bellunesi, XI Prealpi Venete, VI Speleologica, e circa 700 volontari, con il compito di prevenire gli infortuni nell'esercizio delle attività alpinistiche, escursionistiche e speleologiche 'per il soccorso degli infortunati e dei pericolanti e per il recupero dei caduti'.
Nelle tre basi di elisoccorso di Pieve di Cadore, Treviso e Verona, quotidianamente è presente un tecnico del Soccorso alpino che affianca l'equipaggio in caso di intervento in montagna o luoghi impervi. A Pieve di Cadore, inoltre, nella stagione invernale le unità cinofile si alternano ogni giorno in base per garantire l'immediato loro utilizzo in caso di valanga, mentre d'estate e nei periodi di massima affluenza in montagna altro personale del Soccorso alpino predispone e coordina dalla centrale del Suem le operazioni delle Stazioni sul territorio. Proprio l'aumento costante negli anni delle presenze turistiche, la diffusione delle discipline sportive, la nascita di nuove attività outdoor, come ad esempio la pratica del torrentismo, ha comportato un parallelo aumento degli interventi di soccorso, senza tener conto delle emergenze che coinvolgono i residenti.
Basti pensare che, a titolo di esempio, nel quinquennio 2012-2016 in Veneto si sono registrate 4.466 missioni di soccorso che hanno riguardato 4.899 persone, delle quali: 1.847 illese, 2.775 ferite, 263 decedute e 4 tuttora disperse, per un totale di 21.599 volontari impiegati. Anche per questo motivo sempre più il Soccorso alpino e speleologico del Veneto ha intensificato negli anni i momenti formativi e le occasioni di prevenzione e informazione, specie tra i bambini, puntando a un'educazione giocosa alla sicurezza, per diffondere sempre più una cultura consapevole della montagna.
La nostra storia è stata purtroppo anche segnata da due tragedie avvenute in missione di soccorso, che hanno sconvolto tutti noi e l’intera comunità. Il 22 agosto del 2009, Falco, l’elicottero del Suem di Pieve di Cadore, precipitò in seguito all’urto con i cavi durante una ricognizione su una frana a Rio Gere e persero la vita i 4 membri dell’equipaggio a bordo: il pilota Dario De Felip il medico Fabrizio Spaziani, membro del Soccorso alpino, Marco Zago, 42, assistente pilota e membro del Soccorso alpino, e il tecnico del Soccorso alpino, Stefano Da Forno. Nella notte del 31 agosto del 2011, mentre stavano portando aiuto a due alpinisti sul Pelmo, Aldo Giustina e Alberto Bonafede del Soccorso alpino di San Vito di Cadore vennero investiti da un’immensa frana staccatasi dalla parete. Nel 2010 e nel 2012 ai sei soccorritori sono state conferite le medaglie d’oro al valor civile. A loro va il nostro pensiero quotidiano. A loro e a tutti gli altri amici che abbiamo perso in questo lungo cammino.

 

Veneto

 

 

Per entrare nel Soccorso alpino e speleologico del Veneto


L’ammissione al Sasv è possibile per tutti i soci del Club Alpino Italiano di età compresa tra i 18 e i 45 anni, dopo il superamento delle prove di ammissione, necessarie per la verifica dei requisiti richiesti.
La domanda va presentata al responsabile della Stazione del Sasv competente per territorio, corredata del curriculum dell’attività alpinistica o speleologica degli ultimi due anni e di un certificato medico.
Requisiti per il Soccorso alpino
Capacità di movimento su tutti i terreni di montagna, arrampicata su roccia da capocorda (4°UIAA) e su ghiaccio (60°), sci su tutti i tipi di neve.
Requisiti per il Soccorso speleologico
Conoscenza della tecnica di arrampicata e di movimento in grotta, capacità di attrezzamento e di progressione su corda e in meandro.

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