Arco (TN), 04 - 11 - 19
Verso le 9 di questa mattina i cinque escursionisti altoatesini, bloccati da ieri dentro la grotta Bus del Diaol (Arco) sono stati accompagnati fuori dalla grotta, provati ma illesi. La chiamata al Numero Unico per le Emergenze 112 era arrivata verso le 19.40 di ieri quando uno dei familiari ha lanciato l’allarme per il mancato rientro del gruppo. Immediata l’organizzazione delle operazioni di soccorso. Sul posto è arrivata la VI delegazione speleologica del Veneto e Trentino Alto Adige, con le Stazioni di Trento, Bolzano, Verona, Vicenza e Veneto orientale, per un totale di 43 soccorritori, la Stazione di Riva del Garda e di Rovereto del Soccorso Alpino, i Vigili del Fuoco e i Carabinieri. La grotta Bus del Diaol si sviluppa in orizzontale ed è caratterizzata dalla presenza di sifoni di sabbia. A bloccare i cinque escursionisti il secondo sifone, che si è chiuso dietro di loro riempiendosi di sabbia e acqua. Situazione resa ancora più complicata dalla presenza di due cascate di acqua che continuavano ad alimentare il sifone. Una volta compresa la situazione e stabilito un collegamento telefonico tra il campo base e i soccorritori dentro la grotta, si è provveduto a portare sul posto due pompe a immersione alimentate da un gruppo elettrogeno esterno per svuotare il sifone dall’acqua. Contemporaneamente i soccorritori con dei teli e un sistema di tubi hanno deviato l’acqua delle due cascate per evitare che il sifone continuasse a riempirsi. Verso le 6 di mattina il sifone è stato praticamente svuotato dall’acqua e si è cominciato a scavare per togliere il deposito di sabbia che ancora ostruiva il passaggio, fino ad arrivare nel luogo dove erano rimasti bloccati i cinque escursionisti. Dopo essere stati rifocillati, riscaldati e dopo una valutazione delle loro condizioni sanitarie da parte dei medici del Soccorso Alpino e Speleologico, i cinque escursionisti sono stati accompagnati in sicurezza fuori dalla grotta e fino al campo base dai tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico. Hanno collaborato alle operazioni di soccorso anche l'associazione Nu.Vol.A per dare supporto ai soccorritori impegnati per tutta la notte.

Pubblicato in 2019
Lunedì, 22 Luglio 2019 13:05

SOCCORSO SPELEOLOGO IN DIFFICOLTÀ

Fregona (TV), 21 - 07 - 19
Al rientro da una cavità in esplorazione non distante da località Crosetta in Cansiglio, uno speleologo sessantenne di Mestre (VE) si è trovato in difficoltà. Al momento, infatti, di passare con altri due compagni una strettoia verticale, mentre all'andata non c'erano stati problemi, al ritorno, probabilmente a causa dell'accumulo di detriti caduti dall'alto,  l'uomo, che transitava da ultimo non distante ormai dall'uscita, non era più riuscito a salire attraverso la fessura parzialmente ostruita. Scattato l'allarme attorno a mezzogiorno e mezza, sul posto si sono portate le squadre della VI Delegazione speleologica del Veneto, Stazioni speleo Veneto Orientale e Vicenza. I soccorritori arrivati a una decina di metri di profondità, hanno liberato dal materiale la strettoia e dopo aver assicurato lo speleologo, lo hanno sollevato da fuori verso l'alto con un paranco. Pronto a intervenire in supporto alle operazioni anche il Soccorso alpino dell'Alpago e delle Prealpi Trevigiane.
Pubblicato in 2019
Lusiana (VI), 18 - 03 - 19
Ieri sera attorno alle 20 il Soccorso alpino di Asiago è stato allertato per il mancato rientro di uno speleologo dall'abisso Obelix, in Val Ceccona sull'Altopiano di Asiago. La grotta, che arriva a circa -800 metri di profondità, è in fase di esplorazione e costantemente armata con corde fisse, che vengono recuperate in testa ai pozzi per evitare che si deteriorino nei tratti soggetti a piene. Ieri lo speleologo, S.B., 49 anni, di Monteviale (VI), era sceso con un'amica e durante la risalita, a circa -450 metri si erano accordati in modo che lui la precedesse e lei di seguito raccogliesse le corde nei punti in cui serviva. Poi non si erano più visti. Quando la donna però è arrivata all'uscita non lo ha più trovato e ha dato l'allarme. I soccorritori di Asiago hanno subito avvertito il Soccorso speleologico per poi raggiungere l'ingresso dell'abisso, trasportando il materiale speleo sanitario tenuto apposta in magazzino per accelerare i tempi di intervento. Arrivati sul posto, una ventina di tecnici speleologici, provenienti dalle Stazioni speleo di Vicenza, Verona e Veneto Orientale, ha fatto il punto ascoltando il resoconto della ragazza e ha ipotizzato che in un tratto della grotta potesse avere superato il compagno senza accorgersene e che lui, tolte le corde fisse, fosse rimasto bloccato. La squadra di primo intervento ha iniziato a scendere - portando in ogni caso i sacchi sanitari con sé - mentre una seconda squadra stendeva la linea telefonica per le comunicazioni. Poco prima dell'una il ritrovamento dell'uomo a -250 metri di profondità. Era effettivamente successo quanto supposto: a una ramificazione a - 400 metri, lui aveva seguito un cordino con nodi, per poi accorgersi che portava a uno stretto cunicolo. Tornato sui propri passi, l'amica lo aveva già sorpassato e disarmato il percorso. Lo speleologo era riuscito a progredire ugualmente di quota, fino a doversi poi arrendere alla base di un pozzo, in attesa degli aiuti. Stava bene e i soccorritori hanno provveduto a riscaldarlo, per poi risalire con lui la grotta e uscirvi passate le due.  
Pubblicato in 2019

Verona, 03 - 10 - 18 L’ultimo fine settimana di settembre, da giovedì a sabato, i tecnici della VI Delegazione speleologica hanno partecipato a un’esercitazione congiunta in Slovenia, nell’abisso Skalarja, una grotta nel massiccio del Canin sloveno profonda 950 metri. Alle operazioni hanno partecipato speleologi italiani provenienti da Veneto e Friuli Venezia Giulia, sloveni, ungheresi, serbi, bosniaci, macedoni, bulgari per un totale di circa cento volontari. Le squadre italiane hanno operato prevalentemente in profondità, occupandosi del recupero della barella da quota - 900 a quota - 230 metri. Si tratta dell’esercitazione alla massima profondità mai svolta dalle strutture di soccorso speleologico in tutto il mondo. Durante l’esercitazione è stato messo alla prova il cosiddetto ‘sistema italiano’, un paradigma gestionale centrato sull’alternanza di squadre che si succedono durante le operazioni; particolare risalto è stato dato all’impiego di configurazioni alleggerite e rapide, con lo scopo di velocizzare al massimo le operazioni; tali configurazioni esigono elevato expertise da parte di tutte le squadre. Il recupero della barella è iniziato alle 15 di giovedì e le squadre italiane (con presenza di tecnici sloveni) hanno trasportato il ferito fino a -230 la sera di venerdì. Il giorno successivo una squadra mista di speleologi delle altre nazionalità si è occupata del tratto di abisso rimanente, fino all’uscita. La barella è stata trasportata fuori la sera di sabato.

Pubblicato in 2018

Chiusaforte (UD), 06 - 08 - 18 È fuori dalla grotta, e sta arrivando l'elicottero del 118 per trasportarlo in ospedale, lo speleologo triestino vittima di un incidente nella grotta 'Frozen' in canin. Trentacinque i tecnici della VI Delegazione Speleo Veneto - Trentino Alto Adige, presenti nella squadra sanitaria, in quella disostruttori e tra i numerosi che hanno vigilato sul trasporto della barella. Senza scordare chi è rimasto a fianco dei direttori delle operazioni e quanti sono stati in stand by al campo base, pronti a intervenire in supporto alle operazioni, dato che gli imprevisti in questo tipo di interventi possono dilatare a lungo i tempi di manovra.


"Il salvataggio di S. (nome) G. (cognome) lo speleologo triestino trentatreenne infortunatosi a causa di una caduta di venti metri nella grotta in esplorazione denominata “Frozen” è definitivamente riuscito. La barella con il ferito è uscita alle 12.35 dall’ingresso collocato cento metri più in basso denominato “Turbine”, prontamente liberato dal ghiaccio dai soccorritori sabato pomeriggio. A eseguire il soccorso e la risalita dal punto in cui si trovava, a duecento metri di profondità, dodici tecnici inclusi medico e infermiere. Questi ultimi sono rimasti sempre con lui a fargli assistenza fin da sabato 4 agosto. Le operazioni sono state seguite passo a passo dall’esterno della grotta tramite collegamento telefonico con l’interno attraverso lo speciale cavo di trasmissione. E tra l’esterno della grotta e il campo base presso la caserma della Guardia di Finanza di Sella Nevea tramite collegamento radio, dato che la copertura per la rete mobile è assente in quota. Sul posto sono rimasti ad attenderlo in queste ore i familiari. Le operazioni di soccorso hanno impegnato per quasi quarantotto ore, a partire da sabato 4 agosto, tre elicotteri per il trasporto di uomini e materiali - il velivolo della Protezione Civile, quello dell’Esercito Italiano di stanza presso la base di Casarsa Ale Rigel e un elicottero dell'antincendio della Regione Veneto per il trasporto di un infermiere speleologo specializzato - novantaquattro tecnici speleologi con varie specializzazioni - come ad esempio la squadra dei disostruttori che ha allargato i punti più stretti per consentire il passaggio della barella - provenienti da tutta la regione e dal resto d’Italia e ventidue tecnici alpini, tutti del Soccorso Alpino e Speleologico Nazionale. Nonostante la giovane età il ferito, anch’egli facente parte del Corpo nazionale soccorso alpino e Sseleologico, è uno dei tecnici con più pratica ed esperienza in grotta, in particolare nelle tecniche di recupero e di soccorso: lui stesso è infermiere. In particolare nel 2014 in Baviera si è distinto assieme ad altri, come uno dei soccorritori che hanno contribuito direttamente al salvataggio del ferito dall’abisso di Riesending, in quanto primo infermiere a raggiungerlo, rimanendo per due giorni dentro la grotta che ha tenuto l’opinione pubblica di tutta Europa con il fiato sospeso. Le tecniche di soccorso in grotta del Soccorso Alpino e Speleologico italiano sono considerate tra le più valide: i punti di forza sono la leggerezza e la velocità nel condurre la barella all’esterno. Ed è proprio sulle strategie di recupero e di movimento delle squadre e sull’efficienza e il coordinamento a livello nazionale che si basano sempre i soccorsi italiani in grotta, che hanno fatto scuola persino nella lontana Cina. Fondamentale è ogni passaggio, ogni minima scelta, laddove un minimo errore di valutazione può costare ore o giorni di lavoro in più. Ora si può tirare un sospiro di sollievo e l’esplorazione di Frozen potrà proseguire apportando nuovi elementi di conoscenza dei ricchi abissi carsici del Canin".

Melania Lunazzi Addetta stampa CNSAS FVG
Pubblicato in 2018

Informativa sulla privacy e Termini di utilizzo

Leggere con attenzione prima di utilizzare questo sito.

Il sito è di proprietà di CNSAS VENETO  ,
 L'utilizzo del sito comporta l'accettazione dei Termini e delle Condizioni dell'Informativa sulla Privacy.