Giovedì, 13 Febbraio 2020 14:41

BUSO DELLA RANA: 70 SPELEO IN ADDESTRAMENTO

Monte di Malo (VI), 10 - 02 - 20
Due speleologi si perdono tra le decine di diramazioni del Buso della rana e si ritrovano, ormai privi di forza, a 3 chilometri e mezzo dall'ingresso. È l'emergenza ipotizzata nella due giorni di esercitazione in grotta che ha coinvolto, sabato e domenica scorsa, oltre 70 soccorritori della VI Delegazione speleologica Veneto - Trentino Alto Adige. Sabato mattina poco prima delle 8, appena scattato 'l'allarme' per il mancato rientro, due squadre, composte da 13 soccorritori ognuna, sono partite e in 3 ore hanno percorso gallerie e cunicoli della grandiosa cavità carsica semiallagata fino a raggiungere i due figuranti. Ogni squadra ne ha preso uno in carico e, dopo averlo imbarellato, ha iniziato il percorso a ritroso verso l'esterno. Prima però, per garantire le comunicazioni con il campo base, tre squadre di telefonisti hanno steso in tre porzioni il lungo cavo che ha permesso il costante scambio di informazioni lungo la progressione. Nelle operazioni di recupero sono state impiegate tecniche avanzate di trasporto in barella, per consentire il superamento di tratti complessi anche con squadre ridotte. Dopo 10 ore di avanzamento, ciascuna squadra è stata sostituita da una nuova con personale 'fresco'. I primi soccorritori sono quindi usciti per riprendere forze e riposarsi, mentre i due cambi hanno proseguito e sono usciti dalla grotta all'alba di domenica. Era presente anche un istruttore nazionale sanitario speleo, con cui i soccorritori hanno ripassato le manovre Stc, Speleo trauma care, direttamente in grotta, per un riepilogo sull'utilizzo dei presidi e delle tecniche di gestione e trasporto degli infortunati che, in un intervento reale, sono seguiti durante l'intero svolgimento del soccorso anche da medici e infermieri.
Pubblicato in 2020
Giovedì, 06 Febbraio 2020 14:13

OLTRE CENTO PERSONE IN RICERCA SUL PASUBIO

Valli del Pasubio (VI), 02 - 02 - 20
Oltre cento persone, tra Veneto e Trentino, hanno preso parte oggi alla ricerca di Daniele Mezzari, il quarantaduenne di Montecchio Maggiore (VI), disperso da sabato scorso sul Pasubio. L'elicottero dell'Air Service Center, convenzionato per la Protezione civile con il Soccorso alpino e speleologico Veneto, questa mattina ha trasportato due squadre dal Rifugio Campogrosso al Rifugio Fracaroli. Altre sbarcate sul Roite si sono portate su Cima Palon e in zona Sette Croci. Il Soccorso speleologico ha passato al setaccio le gallerie e le trincee di Cima Palon. Percorsa la Strada degli Scarubbi verso Posina, mentre un gruppo ha battuto l'area di Malga Campiglia. Per non escludere mete più distanti, è stato deciso di allargare l'indagine anche al Monte Alba. Una squadra con unità cinofila ha perlustrato Malga Fieno, altri soccorritori si sono concentrati sul Canevon di Campiglia e a Prà dei Penzi. L'elicottero con a bordo tecnici del Soccorso alpino di Schio ha sorvolato i vai più impegnativi risaliti solo da alpinisti. Controllate anche strade forestali e di contrada. Sul versante vicentino si sono mosse circa ottanta persone del Soccorso alpino di Schio, Recoaro - Valdagno, Verona, Arsiero, Padova con un'unità cinofila e della VI Delegazione speleologica, del Sagf di Auronzo, Cortina e Passo Rolle con un'unità cinofila, della Protezione civile di Schio, Lugo, Caltrano, dei Vigili del fuoco. Una trentina i soccorritori impegnati sulla parte alta del Pasubio trentino. Purtroppo tutto con esito negativo.
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Giovedì, 06 Febbraio 2020 14:12

RICERCA PASUBIO, IN 90 A CERCARE DANIELE

Valli del Pasubio (VI), 01 - 02 - 20
Una novantina di persone sono tornate oggi sul Pasubio, per cercare Daniele Mezzari, il quarantaduenne di Montecchio Maggiore (VI), della cui sorte nulla si è più saputo da quando, sabato scorso, è arrivato al Rifugio Balasso per una camminata. Questa mattina alle 8.30, dal Centro mobile di coordinamento del Soccorso alpino sono state distribuite le zone da perlustrare, 27 squadre si sono portate nei luoghi designati e hanno iniziato le verifiche in aree già battute nei giorni scorsi e in porzioni più distanti. L'elicottero dell'Air Service Center, convenzionato per la Protezione civile con il Soccorso alpino e speleologico Veneto, ha trasportato al Rifugio Papa alcuni soccorritori con gli sci d'alpinismo dirette a Passo Sette Croci, Roite, Rifugio Lancia, altri nella zona dei Denti, Incudine e Strada delle Creste e poi Passo degli alberghetti e Val Sorapache. Verso Roite la visibilità è calata quasi a zero e i soccorritori sono rientrati. Alcune squadre sono state elitrasportate sul Carega, scese per Prà degli Angeli, sul Cornetto e in Val Camossara. Percorsi e sentieri dal Rifugio Fracaroli allo Scalorbi e attorno al Rifugio Campogrosso. Fatte a pettine le zone attorno al Rifugio Balasso e all'Ossario, fino alla strada statale e alle Cascate Brazzavalle. Salita anche la Strada delle Gallerie. L'elicottero ha sorvolato il Boale della Lorda, il Nido d'Aquila e il Corno del Pasubio. Il Soccorso alpino trentino ha controllato il proprio versante, non potendo impegnare però l'elicottero per assenza di visibilità. Domattina riprenderà la ricerca e verranno completate, tra le altre, le zone oggi coperte dalle nubi. Erano presenti il Soccorso alpino di Schio, Padova, Verona, Arsiero, Recoaro - Valdagno e Soccorso alpino trentino e dell'Alto Adige, la VI Delegazione speleologica, il Sagf di Auronzo, Cortina e Passo Rolle con un'unità cinofila, la Protezione civile di Pasubio e Alto Vicentino con due unità cinofile, i Vigili del fuoco con i sommozzatori che hanno ispezionato degli specchi d'acqua nelle vicinanze di Malga Prà. Un ringraziamento sentito all'equipaggio dell'Air Service Center per la professionalità, la collaborazione e l'ottimo lavoro svolto.
Pubblicato in 2020

Il 12 dicembre 1954 il Consiglio Centrale del Club Alpino Italiano costituiva il Corpo Soccorso Alpino: la realtà che in breve sarebbe diventata il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS). Si dava per la prima volta un’organizzazione strutturata a livello nazionale per istituzionalizzare le forme di aiuto e solidarietà da sempre presenti nelle comunità di montagna. Sono passati sessantacinque anni da quel giorno, e il Soccorso Alpino e Speleologico festeggia oggi questo lungo percorso. Una crescita costante, sin dagli albori, realizzata grazie all’impegno, alla passione e alla dedizione dei suoi componenti.  La pioneristica organizzazione di un tempo è via via cresciuta nella propria istituzionalizzazione, divenendo il punto di riferimento a livello nazionale per il soccorso in montagna, in ambiente ipogeo e, in genere, per il soccorso in ambiente ostile e impervio. Un servizio fondamentale per il Paese e per le sue comunità, soprattutto quelle delle aree interne e montane, spesso le più fragili e bisognose. IL QUADRO LEGISLATIVO E NORMATIVO Questo ruolo è stato riconosciuto e affidato dallo Stato con numerose leggi, i cui principi hanno ben interpretato quella sussidiarietà verticale che da sempre le comunità della montagna hanno saputo attuare sin dai tempi più remoti. Ricordiamo, in particolare, nel vigente ordinamento, la legge 91 del 26 gennaio 1963, la legge 74 del 21 marzo 2001, la legge 289 del 27 dicembre 2002 e la legge 26 del 26 febbraio 2010. Una normativa di assoluto rilievo che è stata anche recepita dalle Regioni e Provincie autonome per la disciplina e l’organizzazione dei servizi di soccorso e elisoccorso. Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico è anche struttura operativa del Servizio nazionale della Protezione Civile (D.lgs. 2 gennaio 2018, n. 1): è stato protagonista in tutte le operazioni di soccorso successive alle grandi calamità che in questi anni, purtroppo, hanno colpito la nostra nazione. NUMERI E STATISTICHE Il Soccorso Alpino e Speleologico è una realtà presente su tutto il territorio nazionale: conta quasi 7mila tecnici, donne e uomini che dedicano il loro tempo, dopo una complessa formazione, per essere sempre pronti a intervenire, giorno e notte, 365 giorni all’anno. Con questo impegno severo che si è sviluppato di anno in anno, sino ad oggi, il CNSAS dalla fondazione ha alla fine 169.836 missioni di soccorso traendo in salvo o recuperando 186.564 persone, di cui 58.820 illesi che si trovavano in imminente pericolo di vita o in forte difficoltà tecnica, 109.891 feriti con vari codici di gravità, 15.711 persone decedute e ricercando 2.051 persone disperse(dati al 31.12.2018). Nel 2018 si è registrato il numero “record” di interventi, su base annuale: 9554 missioni di soccorso. Il 2019 dovrebbe attestarsi su numeri simili. IL PENSIERO ALLE FAMIGLIE E AI CADUTI “In occasione del 65° anniversario di fondazione del Corpo, la Direzione Nazionale del CNSAS e tutte le strutture regionali vogliono ricordare i soccorritori, le loro famiglie, che si sono impegnati e si impegnano ogni giorno, senza soluzione di continuità e con marcati coefficienti di rischio, per garantire un pubblico servizio, che viene reso in stretta sinergia con il “sistema 118 – dichiara Maurizio Dellantonio, il Presidente Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico -. Un pensiero particolare va ai nostri caduti, che hanno perso la vita in operazioni di soccorso, e alle loro famiglie: una vicinanza che viene mai meno. È a loro che dedichiamo questo anniversario e nel loro ricordo continua il nostro impegno a favore delle comunità e degli utenti della montagna”. 
LE ORIGINI DEL SOCCORSO ALPINO E SPELEOLOGICO VENETO

 
A Cortina nel 1902 si parlava già di 'Stazioni di salvataggio', nel 1926 nasce a Torino il 'Comitato di soccorso per le disgrazie alpine' e nel 1932 il Club alpino italiano avvia le Stazioni di soccorso di 1° e 2° grado, ma è solo nel 1954, il 4 settembre, che durante una riunione del Cai a Bognanco (VB) vengono istituite le prime 26 Stazioni del Soccorso alpino, delle quali 11 in Veneto: Agordo, Arsiero, Auronzo, Belluno, Cortina d'Ampezzo, Feltre, Padola (poi Val Comelico), Pieve di Cadore, San Vito di Cadore, Sappada, Schio e Valdagno. Il 12 dicembre 1954 a Clusone (BG) la Commissione soccorsi alpini si trasforma in una Direzione del Csa, Corpo di soccorso alpino, che raccoglie in un'unica organizzazione tutte le strutture esistenti. Vengono istituite le prime Delegazioni là dove il Soccorso alpino aveva assunto forme più organizzate e in particolare quelle di Tarvisio (UD), Belluno, Trento, Edolo (BS), Bergamo, Sondrio, Borgosesia (VC), Aosta e Domodossola (Verbano - Cusio - Ossola). Oggi il Soccorso alpino e speleologico Veneto contra tre Delegazioni, II Dolomiti Bellunesi, XI Prealpi Venete, VI Speleologica e 672 volontari e nelle tre basi di elisoccorso di Pieve di Cadore, Treviso e Verona quotidianamente è presente un tecnico del Soccorso alpino che affianca l'equipaggio negli interventi in montagna o luoghi impervi.
Pubblicato in 2019

Arco (TN), 04 - 11 - 19
Verso le 9 di questa mattina i cinque escursionisti altoatesini, bloccati da ieri dentro la grotta Bus del Diaol (Arco) sono stati accompagnati fuori dalla grotta, provati ma illesi. La chiamata al Numero Unico per le Emergenze 112 era arrivata verso le 19.40 di ieri quando uno dei familiari ha lanciato l’allarme per il mancato rientro del gruppo. Immediata l’organizzazione delle operazioni di soccorso. Sul posto è arrivata la VI delegazione speleologica del Veneto e Trentino Alto Adige, con le Stazioni di Trento, Bolzano, Verona, Vicenza e Veneto orientale, per un totale di 43 soccorritori, la Stazione di Riva del Garda e di Rovereto del Soccorso Alpino, i Vigili del Fuoco e i Carabinieri. La grotta Bus del Diaol si sviluppa in orizzontale ed è caratterizzata dalla presenza di sifoni di sabbia. A bloccare i cinque escursionisti il secondo sifone, che si è chiuso dietro di loro riempiendosi di sabbia e acqua. Situazione resa ancora più complicata dalla presenza di due cascate di acqua che continuavano ad alimentare il sifone. Una volta compresa la situazione e stabilito un collegamento telefonico tra il campo base e i soccorritori dentro la grotta, si è provveduto a portare sul posto due pompe a immersione alimentate da un gruppo elettrogeno esterno per svuotare il sifone dall’acqua. Contemporaneamente i soccorritori con dei teli e un sistema di tubi hanno deviato l’acqua delle due cascate per evitare che il sifone continuasse a riempirsi. Verso le 6 di mattina il sifone è stato praticamente svuotato dall’acqua e si è cominciato a scavare per togliere il deposito di sabbia che ancora ostruiva il passaggio, fino ad arrivare nel luogo dove erano rimasti bloccati i cinque escursionisti. Dopo essere stati rifocillati, riscaldati e dopo una valutazione delle loro condizioni sanitarie da parte dei medici del Soccorso Alpino e Speleologico, i cinque escursionisti sono stati accompagnati in sicurezza fuori dalla grotta e fino al campo base dai tecnici del Soccorso Alpino e Speleologico. Hanno collaborato alle operazioni di soccorso anche l'associazione Nu.Vol.A per dare supporto ai soccorritori impegnati per tutta la notte.

Pubblicato in 2019
Gallio (VI), 13 - 10 - 19
È uno degli interventi più complessi da gestire, per il numero di persone - appartenenti a diversi enti - da coordinare e per le incognite sul luogo e le condizioni di chi si perde o si trova in difficoltà, senza poter comunicare precisamente la propria posizione e condizioni. Con l'obiettivo di ottimizzare tempi, modalità operative e soprattutto cooperazione, si è tenuto questo fine settimana un maxi addestramento tra enti preposti alla ricerca dei dispersi in ambiente ostile e impervio. Centoventi soccorritori tra sabato e domenica si sono distribuiti sulle aree designate dai coordinatori, per procedere alle operazioni previste a seconda degli scenari ipotizzati. Dodici aree sabato per 4 ricerche e un recupero alpinistico, 7 aree domenica per 5 ricerche, un recupero in parete e un soccorso in grotta. Vasta la superficie indagata dalle 21 squadre scese in campo, compresa la grotta Tanzerloch dove è stato simulato il ferimento di uno speleologo. I soccorritori hanno potuto contare per i trasferimenti rapidi e puntuali sugli elicotteri della Guardia di finanza Sezione aerea di Bolzano, un NH500 e un AB 412, e del 14° Nucleo elicotteri Carabinieri di Belluno, un AB 412, che hanno elitrasportato le squadre imbarcandole dal campo base, fissato al Centro polifunzionale di Gallio, per sbarcarle  nelle zone di ricerca loro affidate, provvedendo domenica anche al loro recupero, mentre sabato sono rientrate con i mezzi di terra. Sabato sera, in base alle criticità emerse al termine della prima giornata, è stata ricalibrata la programmazione della giornata successiva e oggi le problematiche segnalate dai partecipanti sono state cancellate dalle migliorie apportate. Unica difficoltà, presente peraltro ovunque, la comunicazione, che spesso risente dell'assenza di copertura telefonica diffusa e di ponti radio adeguati, nonché di un'unica frequenza unificata per tutti gli enti coinvolti. Anche la parte sanitaria, come quella affidata alle unità cinofile, ha avuto grande rilievo. Il sindaco di Gallio, Emanuele Munari, ringraziando volontari, in primis il Soccorso alpino di Asiago, organizzatore dell'evento, e forze dell'ordine, ha auspicato di poter ospitare in futuro altri addestramenti. Il Delegato del Soccorso alpino delle Prealpi Venete Alberto Barbirato ha espresso la propria soddisfazione per l'esito dell'esercitazione. Hanno preso parte alla due giorni le Stazioni del Soccorso alpino della XI Delegazione Prealpi Venete e della VI Delegazione speleologica, il Soccorso alpino della Guardia di finanza di Cortina e Auronzo di Cadore, l'Associazione nazionale del Carabinieri, i Carabinieri forestali, la Protezione civile di Roana.
Pubblicato in 2019
Lunedì, 14 Ottobre 2019 10:28

MAXI ESERCITAZIONE DI RICERCA AD ASIAGO

Asiago (VI), 10 - 10 - 19
Questo fine settimana l'Altopiano di Asiago ospiterà una maxi esercitazione mirata alla ricerca persone. A partire dalle 12.30  fino alle 18 di sabato 12 ottobre, e dalle 8 fino alle 13.30 di domenica 13 ottobre, Soccorso alpino, Guardia di fiananza, Carabinieri e Protezione civile saranno impegnati in diversi scenari operativi. Il campo base sarà la sede del Soccorso alpino di Asiago, al Centro polifunzionale di Gallio, vicino al Campo sportivo. Sono attesi in entrambe le giornate gli elicotteri della Guardia di finanza di Bolzano, NH 500 e AB 412,  e del Nucleo volo dei Carabinieri di Belluno, AB 412. Saranno simulate 3 ricerche, il recupero di un alpinista e un'emergenza speleo. All'addestramento prenderanno parte le Stazioni dell'XI Delegazione Prealpi Venete e della VI Speleologica del Soccorso alpino e speleologico Veneto, il Soccorso alpino della Guardia di finanza di Cortina e Auronzo di Cadore e dei Carabinieri di Cortina, Ana Carabinieri e Carabinieri forestali del Comando provinciale di Vicenza, la Protezione civile di Roana. Diverse le unità cinofile presenti.
Pubblicato in 2019
Pieve del Grappa (TV), 04 - 10 - 19
Esercitarsi assieme per affinare le metodologie operative, così da ottimizzare la collaborazione in caso di intervento alle grandi profondità. In quest'ottica si è svolto dal 27 al 29 settembre un addestramento congiunto tra la VI Delegazione speleologica Veneto - Trentino Alto Adige e la II Delegazione speleologica Friuli Venezia Giulia del Cnsas, che ha avuto come teatro delle manovre l'Abisso Spaurasso, che si apre in prossimità di Cima Grappa. Questa cavità, che raggiunge i 600 metri di profondità, è la più importante del massiccio del Monte Grappa e per le sue caratteristiche morfologiche si presenta come un ottimo banco di prova per testare l'operatività delle due Delegazioni vicine. La complessità degli interventi in grotte profonde presuppone, infatti, una stretta collaborazione tra realtà confinanti e, proprio su questa linea, si colloca il rapporto instaurato ormai da anni. Sempre per stimolare la crescita tecnica dei soccorritori, erano presenti all'esercitazione sei speleologi del Soccorso sloveno e tre del Soccorso rumeno, questi ultimi, provenienti dalla regione di Cluj, grazie al gemellaggio in corso da tempo tra il Soccorso alpino e speleologico Veneto e il Salvamont Romania. Coordinate dall'esterno dalla direzione delle operazioni posta a Malga Val Vecia, quattro squadre di recupero in grotta si sono alternate durante l'addestramento, per un totale di una sessantina di tecnici. 
Particolarmente difficoltoso è stato il recupero nei tratti sub orizzontali dell'abisso, per la presenza di ambienti molto stretti e bagnati, alternati a tratti verticali da attrezzare con corde per sollevare la barella. Il collegamento tra l'interno e l'esterno è stato assicurato da una cavo telefonico steso per l'occasione dalla prima squadra entrata in grotta. L'organizzazione logistica, curata da entrambe le Delegazioni, ha permesso a tutti i tecnici, per i tre giorni di manovre, pasti caldi e tende dove riposarsi. Le operazioni in grotta sono iniziate venerdì alle 12 con l'ingresso della squadra deputata alle comunicazioni, seguita poi dalla squadra provvista dell'attrezzatura necessaria a predisporre il passaggio della barella e da altre tre squadre, nelle ore successive, che si sono alternate nel trasporto. La movimentazione della barella è iniziata alle 20 di venerdì da una profondità di - 550 metri, per concludersi alle 7 di domenica mattina, con il transito nel meandro terminale a pochi metri dall'ingresso della grotta. È stata un'esercitazione estremamente positiva, soprattutto per l'adozione sul campo dei nuovi schemi operativi e delle tecniche di recupero finalizzati alla riduzione del numero di tecnici presenti in ogni squadra e dei materiali da essi utilizzati: fattori che contribuiscono a diminuire l'esposizione a rischi, riducendo l'affaticamento, determinanti per la risoluzione di interventi complessi in profondità. La presenza di soccorritori di altri paesi europei ha permesso inoltre un proficuo confronto sulle rispettive metodologie d'intervento, creando i presupposti per ulteriori collaborazioni future. In questo senso il Soccorso speleologico del Cnsas si pone all'avanguardia a livello mondiale nell'elaborazione di tecniche, materiali e schemi operativi per rendere sempre più efficaci le operazioni di soccorso in grotta. 
 
Pubblicato in 2019
Voltago Agordino (BL), 02 - 10 - 19
È stato un fine settimana intenso per infermieri e medici del Soccorso alpino e speleologico Veneto, impegnati assieme alla componente tecnica in due serratissime giornate di addestramento nell'area attorno al Rifugio Scarpa, sotto il Monte Agner. La Scuola sanitaria regionale non si è infatti risparmiata nella scelta degli scenari operativi da proporre ai partecipanti provenienti dalle tre Delegazioni: II Dolomiti Bellunesi, XI Prealpi Venete e VI Speleo. Sabato il ritrovo è stato fissato alle 8 a Frassenè Agordino per il primo gruppo, cui si sono aggiunti altri soccorritori la domenica mattina, per un totale di 45 volontari, compresi istruttori regionali e un nazionale di soccorso alpino, tecnici di elisoccorso e tecnici di soccorso alpino. Obiettivo degli organizzatori mettere in stretto rapporto la parte sanitaria e quella tecnica, in modo da permettere un confronto diretto costante e il raggiungimento dell'operatività più appropriata ad ogni caso affrontato. Arrivati al Rifugio Scarpa, i soccorritori sono stati divisi in squadre, ognuna comprendente 3 sanitari e 2 tecnici. A ciascuna è stato consegnato il materiale - medicinali e presidi sanitari - da utilizzare per i due giorni, senza possibilità di integrazioni una volta partita l'esercitazione. È poi cominciato l'addestramento con le prime 4 emergenze ipotizzate al mattino di sabato, poi a seguire 4 al pomeriggio, 4 la domenica mattina e una maxiemergenza a sorpresa a chiusura della due giorni. Ad ogni ambito erano inoltre associati particolari attrezzature, tipi di barelle, corde e ancoraggi per le manovre di recupero. In ciascun scenario, un figurante era stato istruito per recitare esattamente la parte di un infortunato o persona colta da malore, rispondendo - se previsto - alle domande dei soccorritori e simulando sintomi e comportamenti tali da permettere diagnosi e intervento tempestivi. Direttore, vicedirettori e due istruttori della Scuola medica nazionale del Cnsas che seguivano gli scenari, oltre ovviamente a supervisionare l'andamento corretto delle manovre, erano a disposizione della squadra come voce fuori campo, per suggerire l'andamento dei parametri vitali dei pazienti, per incalzare con repentini peggioramenti, per rappresentare la centrale del 118. Dall'allarme, all'arrivo dell'elicottero o dell'ambulanza, tutte le emergenze sono state seguite come se la squadra si trovasse in un reale intervento. Molteplice la casistica valutata: traumi da caduta, malori, sindrome da sospensione, shock, ferite. Realistici anche i luoghi scelti per localizzare gli incidenti, scarpate, prati, canali ghiaiosi, falesia, bosco, salti di roccia, imponendo spostamenti verticali del paziente, sia con calate che con recuperi dall'alto, e trasporto orizzontale. 
"È per noi motivo di orgoglio avere così tante persone che donano il loro tempo e la loro professionalità, mettendosi sempre in discussione e impegnandosi costantemente nella formazione e nell'aggiornamento", esprime la propria soddisfazione il direttore della Scuola sanitaria regionale Ludovica Sandei, che assieme alla vice Laura Pegge ha organizzato l'evento.
Pubblicato in 2019
Lunedì, 09 Settembre 2019 10:36

RITROVATO A NOTTE FONDA ESCURSIONISTA DISPERSO

Malcesine (VR), 08 - 09 - 19
È stato ritrovato a notte fonda l'escursionista che nel tardo pomeriggio di ieri si era perso sul Monte Baldo. Partito a piedi da Cassone, il quarantenne di Arco (TN), aveva raggiunto l'Eremo di San Benigno e Caro. Come raccontato in seguito ai soccorritori, si era poi inoltrato in una valle laterale, poiché aveva letto in internet dell'esistenza di un sentiero attrezzato, poi non risultato esserci. Di fatto aveva camminato a lungo superando salti di roccia e attraversando piccoli vai, fino a che era rimasto bloccato senza orientamento e, chiamato il 112 (a rispondere la Centrale di Brescia). Ai primi operatori a parlare con lui - poi non era stato più possibile comunicare né geolocalizzarlo - aveva detto di essersi inoltrato a sinistra rispetto all'Eremo e di trovarsi sopra una cascata. Allertati attorno alle 19.30 dal 118, dodici componenti del Soccorso alpino e speleologico di Verona, reduci da un precedente intervento, si sono portati sul posto, dopo aver intuito dalle informazioni ricevute che l'uomo potesse trovarsi in Val Torrente. Una squadra è salita a piedi all'Eremo in poco più di un'ora partendo dal basso, le altre squadre hanno invece percorso con due mezzi fuoristrada la ripida forestale da Malcesine fino a Malga Fiabio, da dove si sono poi incamminati in Val Torrente, vallata priva di una rete di sentieri segnalati. Verso mezzanotte il primo contatto vocale, benché ancora distante. I soccorritori sono poi risaliti alla fonte del richiamo e hanno individuato il quarantenne in una diramazione laterale della valle, anche grazie ai segnali di luce da lui lanciati col cellulare. Dopo essersi calati con due doppie e averlo raggiunto, hanno valutato un possibile percorso di rientro, riuscendo a trovare un passaggio tra le rocce, e assieme a lui sono tornati all'Eremo sotto la pioggia scrosciante all'una e un quarto,  per poi riaccompagnarlo dai familiari alle 2.15. Una giornata particolarmente intensa per il Soccorso alpino e speleologico di Verona: partenza alle 6 con l'esercitazione tra tutte le realtà di Protezione civile veronesi; riunione di chiusura addestramento abbandonata alle 17  per un primo intervento in Valsorda; secondo allerta alle 19.30 per la ricerca; rientro a casa alle 4.
Pubblicato in 2019
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