Lunedì, 24 Febbraio 2020 09:40

SPELEOSUB IN ADDESTRAMENTO IN VALSTAGNA

Valbrenta (VI), 23 - 02 - 20
Si è svolta questo fine settimana un'esercitazione della Commissione nazionale speleosub del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, scenario dell'addestramento le grotte di Oliero a Valstagna. Il tema è stato la ricerca di un disperso in acqua, presente anche un medico, con entrata della squadra di soccorso dalla grotta Cogol dei veci e uscita dalla grotta Cogol dei siori. Tale traversata, lunga circa 1400 metri, toccando una profondità massima di 61 metri, risulta la prima compiuta da una squadra di soccorso medicalizzato. La squadra di punta è stata supportata da altre quattro, due per ogni ingresso, che hanno provveduto a stendere e recuperare le linee di sicurezza. La manovra ha avuto un ottimo risultato grazie alla elevata preparazione dei tecnici, che hanno utilizzato sistemi di immersione a circuito chiuso (rebreather) e veicoli subacquei. Sono state effettuate prove di comunicazione tra le due grotte con un sistema che utilizza antenne particolari stese sul terreno. I tecnici intervenuti, provenienti da Veneto, Piemonte, Toscana, Lombardia, Sardegna, Puglia dopo le valutazioni del debriefing hanno fatto rientro nelle proprie regioni.
Pubblicato in 2020
Giovedì, 13 Febbraio 2020 14:41

BUSO DELLA RANA: 70 SPELEO IN ADDESTRAMENTO

Monte di Malo (VI), 10 - 02 - 20
Due speleologi si perdono tra le decine di diramazioni del Buso della rana e si ritrovano, ormai privi di forza, a 3 chilometri e mezzo dall'ingresso. È l'emergenza ipotizzata nella due giorni di esercitazione in grotta che ha coinvolto, sabato e domenica scorsa, oltre 70 soccorritori della VI Delegazione speleologica Veneto - Trentino Alto Adige. Sabato mattina poco prima delle 8, appena scattato 'l'allarme' per il mancato rientro, due squadre, composte da 13 soccorritori ognuna, sono partite e in 3 ore hanno percorso gallerie e cunicoli della grandiosa cavità carsica semiallagata fino a raggiungere i due figuranti. Ogni squadra ne ha preso uno in carico e, dopo averlo imbarellato, ha iniziato il percorso a ritroso verso l'esterno. Prima però, per garantire le comunicazioni con il campo base, tre squadre di telefonisti hanno steso in tre porzioni il lungo cavo che ha permesso il costante scambio di informazioni lungo la progressione. Nelle operazioni di recupero sono state impiegate tecniche avanzate di trasporto in barella, per consentire il superamento di tratti complessi anche con squadre ridotte. Dopo 10 ore di avanzamento, ciascuna squadra è stata sostituita da una nuova con personale 'fresco'. I primi soccorritori sono quindi usciti per riprendere forze e riposarsi, mentre i due cambi hanno proseguito e sono usciti dalla grotta all'alba di domenica. Era presente anche un istruttore nazionale sanitario speleo, con cui i soccorritori hanno ripassato le manovre Stc, Speleo trauma care, direttamente in grotta, per un riepilogo sull'utilizzo dei presidi e delle tecniche di gestione e trasporto degli infortunati che, in un intervento reale, sono seguiti durante l'intero svolgimento del soccorso anche da medici e infermieri.
Pubblicato in 2020
Pieve del Grappa (TV), 04 - 10 - 19
Esercitarsi assieme per affinare le metodologie operative, così da ottimizzare la collaborazione in caso di intervento alle grandi profondità. In quest'ottica si è svolto dal 27 al 29 settembre un addestramento congiunto tra la VI Delegazione speleologica Veneto - Trentino Alto Adige e la II Delegazione speleologica Friuli Venezia Giulia del Cnsas, che ha avuto come teatro delle manovre l'Abisso Spaurasso, che si apre in prossimità di Cima Grappa. Questa cavità, che raggiunge i 600 metri di profondità, è la più importante del massiccio del Monte Grappa e per le sue caratteristiche morfologiche si presenta come un ottimo banco di prova per testare l'operatività delle due Delegazioni vicine. La complessità degli interventi in grotte profonde presuppone, infatti, una stretta collaborazione tra realtà confinanti e, proprio su questa linea, si colloca il rapporto instaurato ormai da anni. Sempre per stimolare la crescita tecnica dei soccorritori, erano presenti all'esercitazione sei speleologi del Soccorso sloveno e tre del Soccorso rumeno, questi ultimi, provenienti dalla regione di Cluj, grazie al gemellaggio in corso da tempo tra il Soccorso alpino e speleologico Veneto e il Salvamont Romania. Coordinate dall'esterno dalla direzione delle operazioni posta a Malga Val Vecia, quattro squadre di recupero in grotta si sono alternate durante l'addestramento, per un totale di una sessantina di tecnici. 
Particolarmente difficoltoso è stato il recupero nei tratti sub orizzontali dell'abisso, per la presenza di ambienti molto stretti e bagnati, alternati a tratti verticali da attrezzare con corde per sollevare la barella. Il collegamento tra l'interno e l'esterno è stato assicurato da una cavo telefonico steso per l'occasione dalla prima squadra entrata in grotta. L'organizzazione logistica, curata da entrambe le Delegazioni, ha permesso a tutti i tecnici, per i tre giorni di manovre, pasti caldi e tende dove riposarsi. Le operazioni in grotta sono iniziate venerdì alle 12 con l'ingresso della squadra deputata alle comunicazioni, seguita poi dalla squadra provvista dell'attrezzatura necessaria a predisporre il passaggio della barella e da altre tre squadre, nelle ore successive, che si sono alternate nel trasporto. La movimentazione della barella è iniziata alle 20 di venerdì da una profondità di - 550 metri, per concludersi alle 7 di domenica mattina, con il transito nel meandro terminale a pochi metri dall'ingresso della grotta. È stata un'esercitazione estremamente positiva, soprattutto per l'adozione sul campo dei nuovi schemi operativi e delle tecniche di recupero finalizzati alla riduzione del numero di tecnici presenti in ogni squadra e dei materiali da essi utilizzati: fattori che contribuiscono a diminuire l'esposizione a rischi, riducendo l'affaticamento, determinanti per la risoluzione di interventi complessi in profondità. La presenza di soccorritori di altri paesi europei ha permesso inoltre un proficuo confronto sulle rispettive metodologie d'intervento, creando i presupposti per ulteriori collaborazioni future. In questo senso il Soccorso speleologico del Cnsas si pone all'avanguardia a livello mondiale nell'elaborazione di tecniche, materiali e schemi operativi per rendere sempre più efficaci le operazioni di soccorso in grotta. 
 
Pubblicato in 2019
Lunedì, 22 Luglio 2019 13:05

SOCCORSO SPELEOLOGO IN DIFFICOLTÀ

Fregona (TV), 21 - 07 - 19
Al rientro da una cavità in esplorazione non distante da località Crosetta in Cansiglio, uno speleologo sessantenne di Mestre (VE) si è trovato in difficoltà. Al momento, infatti, di passare con altri due compagni una strettoia verticale, mentre all'andata non c'erano stati problemi, al ritorno, probabilmente a causa dell'accumulo di detriti caduti dall'alto,  l'uomo, che transitava da ultimo non distante ormai dall'uscita, non era più riuscito a salire attraverso la fessura parzialmente ostruita. Scattato l'allarme attorno a mezzogiorno e mezza, sul posto si sono portate le squadre della VI Delegazione speleologica del Veneto, Stazioni speleo Veneto Orientale e Vicenza. I soccorritori arrivati a una decina di metri di profondità, hanno liberato dal materiale la strettoia e dopo aver assicurato lo speleologo, lo hanno sollevato da fuori verso l'alto con un paranco. Pronto a intervenire in supporto alle operazioni anche il Soccorso alpino dell'Alpago e delle Prealpi Trevigiane.
Pubblicato in 2019

Chiusaforte (UD), 06 - 08 - 18 È fuori dalla grotta, e sta arrivando l'elicottero del 118 per trasportarlo in ospedale, lo speleologo triestino vittima di un incidente nella grotta 'Frozen' in canin. Trentacinque i tecnici della VI Delegazione Speleo Veneto - Trentino Alto Adige, presenti nella squadra sanitaria, in quella disostruttori e tra i numerosi che hanno vigilato sul trasporto della barella. Senza scordare chi è rimasto a fianco dei direttori delle operazioni e quanti sono stati in stand by al campo base, pronti a intervenire in supporto alle operazioni, dato che gli imprevisti in questo tipo di interventi possono dilatare a lungo i tempi di manovra.


"Il salvataggio di S. (nome) G. (cognome) lo speleologo triestino trentatreenne infortunatosi a causa di una caduta di venti metri nella grotta in esplorazione denominata “Frozen” è definitivamente riuscito. La barella con il ferito è uscita alle 12.35 dall’ingresso collocato cento metri più in basso denominato “Turbine”, prontamente liberato dal ghiaccio dai soccorritori sabato pomeriggio. A eseguire il soccorso e la risalita dal punto in cui si trovava, a duecento metri di profondità, dodici tecnici inclusi medico e infermiere. Questi ultimi sono rimasti sempre con lui a fargli assistenza fin da sabato 4 agosto. Le operazioni sono state seguite passo a passo dall’esterno della grotta tramite collegamento telefonico con l’interno attraverso lo speciale cavo di trasmissione. E tra l’esterno della grotta e il campo base presso la caserma della Guardia di Finanza di Sella Nevea tramite collegamento radio, dato che la copertura per la rete mobile è assente in quota. Sul posto sono rimasti ad attenderlo in queste ore i familiari. Le operazioni di soccorso hanno impegnato per quasi quarantotto ore, a partire da sabato 4 agosto, tre elicotteri per il trasporto di uomini e materiali - il velivolo della Protezione Civile, quello dell’Esercito Italiano di stanza presso la base di Casarsa Ale Rigel e un elicottero dell'antincendio della Regione Veneto per il trasporto di un infermiere speleologo specializzato - novantaquattro tecnici speleologi con varie specializzazioni - come ad esempio la squadra dei disostruttori che ha allargato i punti più stretti per consentire il passaggio della barella - provenienti da tutta la regione e dal resto d’Italia e ventidue tecnici alpini, tutti del Soccorso Alpino e Speleologico Nazionale. Nonostante la giovane età il ferito, anch’egli facente parte del Corpo nazionale soccorso alpino e Sseleologico, è uno dei tecnici con più pratica ed esperienza in grotta, in particolare nelle tecniche di recupero e di soccorso: lui stesso è infermiere. In particolare nel 2014 in Baviera si è distinto assieme ad altri, come uno dei soccorritori che hanno contribuito direttamente al salvataggio del ferito dall’abisso di Riesending, in quanto primo infermiere a raggiungerlo, rimanendo per due giorni dentro la grotta che ha tenuto l’opinione pubblica di tutta Europa con il fiato sospeso. Le tecniche di soccorso in grotta del Soccorso Alpino e Speleologico italiano sono considerate tra le più valide: i punti di forza sono la leggerezza e la velocità nel condurre la barella all’esterno. Ed è proprio sulle strategie di recupero e di movimento delle squadre e sull’efficienza e il coordinamento a livello nazionale che si basano sempre i soccorsi italiani in grotta, che hanno fatto scuola persino nella lontana Cina. Fondamentale è ogni passaggio, ogni minima scelta, laddove un minimo errore di valutazione può costare ore o giorni di lavoro in più. Ora si può tirare un sospiro di sollievo e l’esplorazione di Frozen potrà proseguire apportando nuovi elementi di conoscenza dei ricchi abissi carsici del Canin".

Melania Lunazzi Addetta stampa CNSAS FVG
Pubblicato in 2018
Lunedì, 06 Agosto 2018 15:36

INTERVENTO IN GROTTA SUL CANIN

Udine, 04 - 08 - 18

Anche i tecnici della VI Delegazione Speleologica Veneto - Trentino Alto Adige stanno intervenendo in supporto ai colleghi del Friuli Venezia Giulia nel recupero di uno speleologo infortunatosi a circa 200 metri di profondità sotto il Monte Canin. Una squadra sanitaria di primo intervento si trova già all'ingresso della grotta, dopo essere stata trasportata, partendo da Sospirolo (BL), con l'elicottero dell'antincendio della Regione Veneto e, una volta a Sella Nevea, con l'eliambulanza della Protezione civile fino all'entrata della cavità del Monte Canin, a 2.200 metri di quota. Altri 25 nostri tecnici speleo si stanno portando sul posto. L’allarme è arrivato intorno alle 16. L’uomo è caduto per una ventina di metri e ha subito un trauma cranico. Si trova a circa 200 metri di profondità. Il Soccorso Speleologico sì è attivato e sta conducendo sul posto con l’elicottero della Protezione Civile i tecnici e anche una squadra disostruzioni dato che l’ingresso alla grotta presenta alcune strettoie. 
Pubblicato in 2018

Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) effettuerà una esercitazione di soccorso speleologico che simulerà il recupero di un infortunato dall’interno dell’Abisso Bueno Fonteno, che si apre nel territorio del comune di Fonteno (BG) e si sviluppa per oltre 30 km. L’organizzazione dell’evento è a cura dei Servizi Regionali di Lombardia e Veneto, ma vedrà anche la partecipazione di Umbria ed Emilia Romagna, nonché delle commissioni operative del Soccorso Speleologico. Saranno coinvolte, infatti, la Commissione Tecnica, la Commissione Medica e la Commissione Comunicazione e Documentazione che utilizzeranno un sistema di trasmissione dati-video per un più rapido trasferimento di informazioni tra l’interno e l’esterno della grotta. I tecnici del soccorso speleologico si ritroveranno venerdì 20 luglio per l’allestimento del campo base presso il comune di Solto Collina (BG) e da lì si sposteranno poi all’ingresso della grotta. Le operazioni dureranno circa 3 giorni (dal 20 al 22 luglio) durante i quali saranno simulati tutti gli aspetti di un intervento reale, sia all’esterno della grotta che all’interno, dove la manovra si svolgerà lungo il ramo principale dell’abisso.

Pubblicato in 2018
Lunedì, 26 Febbraio 2018 14:12

ADDESTRAMENTO SPELEOSUB IN VALDASTICO

Pedemonte (VI), 25 - 02 - 18

Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) ha effettuato un’esercitazione di soccorso speleosubacqueo nella giornata di sabato 24 febbraio all’interno della risorgenza Rio Torretta, situata a 450 mt slm nel Comune di Pedemonte in Valdastico (VI). La manovra simulava un mancato rientro: 2 speleosubacquei che non avevano dato notizie di uscita per cui un amico dei 2 ha dato l’allarme al soccorso speleologico. Le squadre tecniche si sono alternate fino all’inizio dei tratti allagati per il trasporto dei materiali, lasciando poi l’esclusività delle operazioni ai tecnici speleosubacquei. In particolare sono state valutate 2 situazioni post-sifone in cui gli speleosub hanno dapprima cercato i dispersi, poi medicalizzati e condizionati prima di affrontare la via a ritroso. L’evento ha visto coinvolte 4 commissioni operative del Soccorso speleologico, ciascuna per la propria competenza: la Commissione speleosubacquea (com Sub), che ha effettuato la manovra in acqua, la Commissione Medica (CoMed), che ha garantito la presenza del personale sanitario all’interno e all’esterno della grotta, la Commissione Comunicazione e Documentazione (CCD) che ha provveduto a documentare l’evento fornendo notizie all’esterno e la Commissione Tecnica (CTS) che ha fornito un sistema di trasmissione dati che ha reso possibile la comunicazione video e dati dall’interno all’esterno della grotta, facendo giungere le informazioni anche in punti molto distanti dall’evento quali la Sicilia e l’Abruzzo.  Il sistema di trasmissione dati ha consentito di vedere dall’esterno della grotta alcune operazioni interne, quali la medicalizzazione dell’infortunato, momento fondamentale del soccorso speleologico. Le operazioni hanno visto coinvolti una cinquantina di tecnici, afferenti alle singole commissioni, provenienti da tutta l’Italia, ospitate dalla Delegazione veneta del Soccorso speleologico.

Pubblicato in 2018

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